Divento come Gadda, nel senso della pantofobia (paura di tutto).
Tendo a una sozza dipintura della mandra e del suo grandissimo e grossissimo intelletto: tendo a far che vàdino contenti li eroi; darò loro cignale e vitellozzo a mangiare e molto mescerò perché molto bevino; i maschi li farò sanguigni, con orecchi rossi, carnosi; li farò incalorire con i vini meglio nostri della Italia, dentro tutte le vene del Chianti e del Barolo ai signori, del Trani di Capitanata a’ povari ed a’ meccanici. Ma altri saranno macilenti e cavi nel viso, come io sarei, se avessi a vivere dell’eredità de’ miei padri, e sostentarmi con l’arrosto delle ipoteche; questi aranno cenci e pidocchi, e diranno parole bruttissime incontro a tutti e tal fiata insino incontro alla sempiterna divinità di Nostro Signore; del che aranno castighi orrendi e meritatissimi, come quello dell’udir periodare i laureati scrittori della Italia, essendo essi digiuni di sillabe e di patate. I maschi saranno presso che tutti interi e li castrati una minimissima parte: e tutti, come il verro, vorranno montar la femmina e poi volgersi ad altra: e come Alcibiade, vorranno incantar li ranocchi al suffragio, con la eloquenzia loro. Le femmine, quando le fussero sazie di seme, saranno condutte a sconciarsi in luogo acconcio, e i lor parti, di che si saranno sgravate, saranno da essere il meglio mèrito de’ generanti. E di nuovi mèriti arà fronda novella, e germini nuovi, la primavera.