14/05/2008

Ho anche pensato a un amico.

C'è di buono che abbiamo evitato le grandi confessioni

nelle quali si passeggia e ci si guarda le spalle;

i pavoni non hanno le mani

neanche per strozzarsi.

Nel tempo non c'erano le verità che credevamo,

ma verità anche migliori.

Ma come persone, per quanto già stanchi,

osservavamo la superficie

non increspata, ma liscia e piena di riflessi

a gabbia, a quadro, a rosone,

di quello che rimaneva lì per chi volesse.

Sul metallo non c'erano tracce di sporco.

La filigrana del da farsi aveva il gusto del racconto

e della canzone

che uno continua a scrivere.

Dal vetro, finito il da farsi, attraversavo il corridoio

dai pavimenti a fungo d'aria,

e vedevo un giardiniere per ogni angolo;

le stagioni si divertivano tra loro.

E la staffetta tra un sole e l'altro

insegnava il numero delle annate,

le opere inutili e i giorni.

Il piacere di esser da solo al momento giusto

era come un chilometro lanciato al risveglio.

postergato da: papalla alle ore 01:49 | Permalink | commenti (2)
Commenti
#1   16 Maggio 2008 - 00:29
 
Come si suol dire entre nous, "pura poesia".
Mi immagino un libretto minimal con queste piccole opere stampate all'interno, sarebbe delizioso, come minimol.
utente anonimo

#2   16 Maggio 2008 - 00:32
 
sono cose da dottorandi.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente papalla

Commenti

categoria:pope zerbino, a pria stella