Ho anche pensato a un amico.
C'è di buono che abbiamo evitato le grandi confessioni
nelle quali si passeggia e ci si guarda le spalle;
i pavoni non hanno le mani
neanche per strozzarsi.
Nel tempo non c'erano le verità che credevamo,
ma verità anche migliori.
Ma come persone, per quanto già stanchi,
osservavamo la superficie
non increspata, ma liscia e piena di riflessi
a gabbia, a quadro, a rosone,
di quello che rimaneva lì per chi volesse.
Sul metallo non c'erano tracce di sporco.
La filigrana del da farsi aveva il gusto del racconto
e della canzone
che uno continua a scrivere.
Dal vetro, finito il da farsi, attraversavo il corridoio
dai pavimenti a fungo d'aria,
e vedevo un giardiniere per ogni angolo;
le stagioni si divertivano tra loro.
E la staffetta tra un sole e l'altro
insegnava il numero delle annate,
le opere inutili e i giorni.
Il piacere di esser da solo al momento giusto
era come un chilometro lanciato al risveglio.