Una prima esibizione (1980) di perfezione fredda, nonostante il pathos che dovrebbe venir fuori dalla musica e dalle parole; una seconda (1994) già più comunicativa, anche se solo nel finale enigmatico (da 2.40 a 3.20: gigioneggia?); e infine il famoso addio alle scene (2006), molto chapliniano nel gusto della vita artistica che finisce...Non mi è mai piaciuto granchè Pavarotti, ma il tempo forse dimostrerà che di fronte a un divo pop (perchè Pavarotti era molto più pop e controverso quanto cantava l'opera che non nei duetti trucidi con le Spice Girls) non è una questione di simpatia, di denti bianchi, di autografi o di risposte gentili al pubblico-piuttosto dobbiamo capire che non lo dobbiamo capire: in questo senso il terzo video colpisce proprio perchè c'è una tensione tra due elementi-la tensione che traspare da Pavarotti e ci porta a pensare a 1.40 "sta dando l'addio a tutta la sua vita artistica"; e il fatto che non ci siano parole, spiegazioni, che tutto rimanga a livello di musica e di gesti-o ancora la querelle se l'esibizione sia stata dal vivo o in playback per motivi di salute...il che è davvero interessante se si pensa a quanto verboso e incline ad autocelebrarsi fosse Pavarotti stesso...Forse la sottile differenza tra il divo e il non divo è che il divo sa mostrarsi senza spiegarsi, e sa che quanto più si mette in scena tanto più NON deve spiegarsi veramente...mentre il non divo, più semplicemente, fa qualsiasi cosa per essere capito.
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