03/07/2008

Una prima esibizione (1980) di perfezione fredda, nonostante il pathos che dovrebbe venir fuori dalla musica e dalle parole; una seconda (1994) già più comunicativa, anche se solo nel finale enigmatico (da 2.40 a 3.20: gigioneggia?); e infine il famoso addio alle scene (2006), molto chapliniano nel gusto della vita artistica che finisce...Non mi è mai piaciuto granchè Pavarotti, ma il tempo forse dimostrerà che di fronte a un divo pop (perchè Pavarotti era molto più pop e controverso quanto cantava l'opera che non nei duetti trucidi con le Spice Girls) non è una questione di simpatia, di denti bianchi, di autografi o di risposte gentili al pubblico-piuttosto dobbiamo capire che non lo dobbiamo capire: in questo senso il terzo video colpisce proprio perchè c'è una tensione tra due elementi-la tensione che traspare da Pavarotti e ci porta a pensare a 1.40 "sta dando l'addio a tutta la sua vita artistica"; e il fatto che non ci siano parole, spiegazioni, che tutto rimanga a livello di musica e di gesti-o ancora la querelle se l'esibizione sia stata dal vivo o in playback per motivi di salute...il che è davvero interessante se si pensa a quanto verboso e incline ad autocelebrarsi fosse Pavarotti stesso...Forse la sottile differenza tra il divo e il non divo è che il divo sa mostrarsi senza spiegarsi, e sa che quanto più si mette in scena tanto più NON deve spiegarsi veramente...mentre il non divo, più semplicemente, fa qualsiasi cosa per essere capito.

 

 

 

01/07/2008

Questo sito mi è stato linkato da Bamboo circa un'ora fa-Bamboo dice di avere incontrato il personaggio per strada in circostanze particolarmente daliniane....ecco, avrà guardato la gallery?.

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categoria:apparizioni
23/06/2008

Grandi popstars che si stufano spesso di esserlo, o meglio, si stufano del divismo, dell'esporsi in prima persona, possono decidere di non apparire più sulla scena; ma non è una soluzione così interessante, perchè sta a significare che in ogni caso sono innamorate del successo e sputano nel piatto in cui mangiano.  Quanto sarebbe invece più interessante se il divo o la diva pop, piuttosto che sparire per un pò e riapparire in un'altra forma, potessero col tempo diventare parte di un consesso in cui, per usare l'espressione di Neil Tennant, si è "in it but not in it, like in the Being Boring video". Ecco perchè Madonna, nonostante abbia un ego grosso come l'America, piano piano sta abbandonando la tattica del look diverso a ogni disco, e si fa scrivere & produrre & cantare da altra gente senza nasconderlo come in passato; ecco perchè i Rolling Stones hanno imparato a farsi filmare da Scorsese e Scorsese ha imparato a farsi prendere per il culo da Bob Dylan e Dylan ha cominciato a sponsorizzare mutande e automobili: sempre per essere il punto di riferimento, ma un pdr da trovare nel gruppo e non più sotto il singolo riflettore. E che grande cosa sarebbe se questo fosse possibile anche nella quotidianità non pop. Passare dall'essere e dal dover essere allo stare, senza per questo cadere nel presenzialismo briatoresque. Scene e azioni di massa, o di gruppo, in cui si fa qualche apparizione rapida; io dico due parole,di passaggio, poi si passa ad altro. Un professore che invece di fare lezione mette su un seminario in cui però ognuno può parlare a turno per un massimo di 30 secondi; un ping pong di posti, di cose in svolgimento. E per me quanto sarebbe fantastico poter far parte di uno scenario del genere, in cui, mettiamo, la camera passa un secondo su di me, che indico qualcun altro e lascio la palla a chi vuole...come chi mette la testa dentro per salutare poi passa ad altro.

 

 

23/06/2008

 

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categoria:apparizioni, goderecci
21/06/2008

Passate una buona estate, voi che nuotate nell'oro e voialtri che nuotate nell'orto. Se non sapete nuotare, passeggiate sul lungomare e non siate soli; se non vi piace il mare, passeggiate sul lungomonte, e visto che vi piace la montagna, siate soli.

(Dennis Oppenheim, "Reading position 2", 1970)

17/06/2008
"...Colazione non è pronta: gran meraviglie della gentile padrona perchè sono già le 12 1/2; serva gallega= galiziana= napoli di spagna! che ci mette 40 minuti ad apparecchiare la tavola, escluso vino, acqua, tovagliolo, sale e stecchini. Alle 2 -1/4 gentile signora dice "Senor Gadda, si tiene que irse, no se quede para nosotras": (che intelligente!). Stanno ancora mangiando le polpette. Alle 3 forse avranno finito. Sorella della padrona grassa con occhiali, si chiama Encarnaciòn, soffre in silenzio perchè non le faccio la corte. Nel pomeriggio: le scarpe sono sporche, perchè qui non si usa pulirle in strada. Sono in ritardo e non ho tempo per il lustrascarpe. Incontro e collisione in istrada con un monello che gioca al football. Sacramentazioni. Arrivo in ufficio. Calcolo dell'albero. Viene il corredor (=commesso viaggiatore, piazzista) del cotone a parlare con Prati, scompigliandomi i miei numeri...".

 

 

14/06/2008

El hombre Papallico sta terrorizzando il mondo con la minaccia Dalì. Trovo che l'operazione sia mAravigliosa e tuttavia mi preoccupo per la mia e la sua e la vostra integrità. Troppo trash di (Henri) Salvador Dalì potrebbe farci male. Mi sento in dovere di fornire refrigerio. Refrigeratevi.

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11/06/2008

Sono uscito alle quattro e mezza di mattina, nel buio, piovigginava ma era pieno di luci artificiali. Non c'era nessuno. Sono andato in stazione a piedi, ho preso il treno per Bergamo come non facevo da qualche anno-il ponte sull'Adda è sempre una fonte di terrore...dovevamo andare a Londra...ci siamo andati...Londra è follia allo stato puro, nel bene e nel male. Supera ogni aspettativa. A Chelsea la gente lascia i pc alle finestre; dà la sensazione di non avere bisogno di uscire mai di casa, specie la sera. La City segue senza soluzione di continuità il quartiere arabo di Whitechapel, dove puoi vedere donne col velo e il brillantino al naso. Ad Hyde Park diamo da mangiare alle papere e agli scoiattoli. La gente fa jogging e si gode la vita si prepara alle leggiadre serate nel West End e nei ristoranti sul fiume. In metrò carovane di donne scalze con figli, quacchere lesbiche, caraibiche con fiori in testa, zie con valigie leopardate. Non riusciamo a capire l'accento dell'indiano che mi vende l'acqua e gli dò soldi a caso. Costringo A e M a camminare a nastro per cercare la casa natale di Charlie Chaplin, e quando ci arrivo ci sono i ponteggi. Al mattino in ostello ho difficoltà a ricordarmi quali pantaloni avessi adosso la sera prima; ma poi le cose migliorano, appena lasciato l'ostello, guidato dal signor Donald J.Rappresaglia e da suo figlio Clemence, fornitori di cessi senza doccia e di lenzuola sporche di sangue; camminiamo e guardiamo, mangiamo zuppe polacche, odiamo Chelsea e Fulham Road. La felicità del flaneur a Piccadilly, i momenti in cui le serate e il gioco prendono il volo, e sembrano possibili più cose del solito: come in "Lost in Translation". A Brixton uno strano senso di sollievo rispetto ai deja vu della zona ricca: voglio dire che la mia prima impressione, peraltro non troppo piacevole, non era stata assolutamente di trovarmi un paese straniero. Le facce ben curate non avevano nulla dello stereotipo rubizzo e spocchioso da inglese. Perciò mi sembrava di avere sopportato quell'inferno che sono i viaggi in aereo per poi trovarmi in una versione leggermente più elegante dell'Italia. Anche Harrods, se vivete a Milano, sembra la Stazione Centrale come doveva essere nei sogni dei suoi progettisti. E dunque uno shock vedere anche solo la quantità di persone che passa per strada a Brixton. Così i giorni sono passati, e una volta tornato volevo sperimentare lo shock di una serata in Brianza dopo quattro giorni in Trafalgar Square, ma puzzavo troppo perchè il tempo e la fortuna mi dessero il loro assenso. Così il circolo si è chiuso con i treni della Brianza, che non hanno hostess ma solo gente che nel bene e nel male pensa "che giornata mi aspetta, ostiassa".

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