06/07/2008

Faccio per mandare un sms che comincia così: "Non so dove sbattere la testa. Sarebbe bello se ne potessimo discutere io e te a..." poi realizzo che con tutte le pretese bischere di dottorandabile  ed espertino di analisi della ricezione dei media non so nemmanco se si scriva "a quattr'occhi" o "a quattrocchi", perciò lascio perdere come è giusto che sia. Però ne viene fuori un post che dà abbastanza l'idea della persona.

25/06/2008

La pratica del "come as you are" descritta da Edgar Morin: "Come as you are, vieni così come sei, un gioco che consiste nel presentarsi a un party con la stessa tenuta nella quale l'invito, spedito a un'ora imbarazzante, vi ha sorpresi...". E' un'idea...

23/06/2008

Grandi popstars che si stufano spesso di esserlo, o meglio, si stufano del divismo, dell'esporsi in prima persona, possono decidere di non apparire più sulla scena; ma non è una soluzione così interessante, perchè sta a significare che in ogni caso sono innamorate del successo e sputano nel piatto in cui mangiano.  Quanto sarebbe invece più interessante se il divo o la diva pop, piuttosto che sparire per un pò e riapparire in un'altra forma, potessero col tempo diventare parte di un consesso in cui, per usare l'espressione di Neil Tennant, si è "in it but not in it, like in the Being Boring video". Ecco perchè Madonna, nonostante abbia un ego grosso come l'America, piano piano sta abbandonando la tattica del look diverso a ogni disco, e si fa scrivere & produrre & cantare da altra gente senza nasconderlo come in passato; ecco perchè i Rolling Stones hanno imparato a farsi filmare da Scorsese e Scorsese ha imparato a farsi prendere per il culo da Bob Dylan e Dylan ha cominciato a sponsorizzare mutande e automobili: sempre per essere il punto di riferimento, ma un pdr da trovare nel gruppo e non più sotto il singolo riflettore. E che grande cosa sarebbe se questo fosse possibile anche nella quotidianità non pop. Passare dall'essere e dal dover essere allo stare, senza per questo cadere nel presenzialismo briatoresque. Scene e azioni di massa, o di gruppo, in cui si fa qualche apparizione rapida; io dico due parole,di passaggio, poi si passa ad altro. Un professore che invece di fare lezione mette su un seminario in cui però ognuno può parlare a turno per un massimo di 30 secondi; un ping pong di posti, di cose in svolgimento. E per me quanto sarebbe fantastico poter far parte di uno scenario del genere, in cui, mettiamo, la camera passa un secondo su di me, che indico qualcun altro e lascio la palla a chi vuole...come chi mette la testa dentro per salutare poi passa ad altro.

 

 

11/06/2008

Sono uscito alle quattro e mezza di mattina, nel buio, piovigginava ma era pieno di luci artificiali. Non c'era nessuno. Sono andato in stazione a piedi, ho preso il treno per Bergamo come non facevo da qualche anno-il ponte sull'Adda è sempre una fonte di terrore...dovevamo andare a Londra...ci siamo andati...Londra è follia allo stato puro, nel bene e nel male. Supera ogni aspettativa. A Chelsea la gente lascia i pc alle finestre; dà la sensazione di non avere bisogno di uscire mai di casa, specie la sera. La City segue senza soluzione di continuità il quartiere arabo di Whitechapel, dove puoi vedere donne col velo e il brillantino al naso. Ad Hyde Park diamo da mangiare alle papere e agli scoiattoli. La gente fa jogging e si gode la vita si prepara alle leggiadre serate nel West End e nei ristoranti sul fiume. In metrò carovane di donne scalze con figli, quacchere lesbiche, caraibiche con fiori in testa, zie con valigie leopardate. Non riusciamo a capire l'accento dell'indiano che mi vende l'acqua e gli dò soldi a caso. Costringo A e M a camminare a nastro per cercare la casa natale di Charlie Chaplin, e quando ci arrivo ci sono i ponteggi. Al mattino in ostello ho difficoltà a ricordarmi quali pantaloni avessi adosso la sera prima; ma poi le cose migliorano, appena lasciato l'ostello, guidato dal signor Donald J.Rappresaglia e da suo figlio Clemence, fornitori di cessi senza doccia e di lenzuola sporche di sangue; camminiamo e guardiamo, mangiamo zuppe polacche, odiamo Chelsea e Fulham Road. La felicità del flaneur a Piccadilly, i momenti in cui le serate e il gioco prendono il volo, e sembrano possibili più cose del solito: come in "Lost in Translation". A Brixton uno strano senso di sollievo rispetto ai deja vu della zona ricca: voglio dire che la mia prima impressione, peraltro non troppo piacevole, non era stata assolutamente di trovarmi un paese straniero. Le facce ben curate non avevano nulla dello stereotipo rubizzo e spocchioso da inglese. Perciò mi sembrava di avere sopportato quell'inferno che sono i viaggi in aereo per poi trovarmi in una versione leggermente più elegante dell'Italia. Anche Harrods, se vivete a Milano, sembra la Stazione Centrale come doveva essere nei sogni dei suoi progettisti. E dunque uno shock vedere anche solo la quantità di persone che passa per strada a Brixton. Così i giorni sono passati, e una volta tornato volevo sperimentare lo shock di una serata in Brianza dopo quattro giorni in Trafalgar Square, ma puzzavo troppo perchè il tempo e la fortuna mi dessero il loro assenso. Così il circolo si è chiuso con i treni della Brianza, che non hanno hostess ma solo gente che nel bene e nel male pensa "che giornata mi aspetta, ostiassa".

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25/05/2008

Quando riesco ad addormentarmi dormo, e tra gli elenchi di sogni ricorrenti c'è questo in cui senza una locazione particolare, però su una salita, sto dentro una carriola e un amico mi porta in giro, oppure sono io o a portarlo sulla carriola...e le persone cambiano senza una logica precisa, essendo un sogno, però è sempre un sognaccio piacevole, con una qualità stranamente infantile...

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22/05/2008

Ed il risveglio è nero come il primo Michael Jackson; si fa il da farsi, non serve, ma lo si fa. Se non altro c'è la ragazzotta che fa da edicolante, in zona università, che ad ogni cliente dice "ecco, amore", "no, caro, è finito", "tò, ciccio, ciccino..". La settimana scorsa chiedo una rivista e mi sento dire "ecco qua il tuo giornale, TATINO". E' marketing o un segno divino? Certo viene voglia di tornarci. Bastano queste cose a raddrizzare la giornata? La gentilezza è un detersivo rispetto alla vita, come sostengono certe animebelle cattoliche, o un diversivo, come sostengono certe animebelle laiche? Qual'è la differenza tra un'animabella che si salva sempre la pellaccia e una persona candida come una pelliccia Annabella chiusa in vetrina dal 1987? In parole povere, sono tutti stronzi o siamo tutti stronzi? 

30/04/2008

(Veramente, avevo le lacrime agli occhi, oltre ai pugni nelle mani. Una tranche de vie che resta nella mente oltre che sullo stomaco...)

 

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26/04/2008

Sfogliando cataloghi di architettura novecentesca non si può non pensare a Salvador Dali quando immaginava giacche con apposito liquore nel taschino "per passeggiate notturne in auto, molto lente". John Lautner invece fa pensare a grandi pissipissibaobao in saloni moquettati, verso sera, o più concretamente a un bel "ma Clarissa, Joan, Larry, Sam, Samantha, Torsten, Ferdinand, Marisa, Pamela, Derek, Charles, Emenhita, Nicky, Paris, Benedicta, Armando...sono tutti via! Cosa danno stasera sulla ABC, caro?".