21/06/2008

Passate una buona estate, voi che nuotate nell'oro e voialtri che nuotate nell'orto. Se non sapete nuotare, passeggiate sul lungomare e non siate soli; se non vi piace il mare, passeggiate sul lungomonte, e visto che vi piace la montagna, siate soli.

(Dennis Oppenheim, "Reading position 2", 1970)

17/06/2008

La proprietaria esaurita del negozio di stampe fotografiche (laboratorio fantascientifico con camici bianchi) che parla in spagnolo coi turisti e in milanese con i clienti, e ha entrambe le mani fasciate, essendo simpatica come Padre Pio; un nano storpio che fuma in giardino; un giapponese in carrozzina che fa shopping; un mio bobismo colossale (ho un appuntamento in università, aspetto un'ora e mezza in un metro quadrato di dipartimento, vado via, mi telefona tre ore dopo la proffa attraverso la segretaria: "ero nell'altra sede"); Boy George che mi vende pillole di caffè e decongestionanti nasali Nestlè; un'altra proffa che offre biglietti del TGV per Parigi perchè "ha cambiato giorno"; la depressione oltre misura non per il tempo o il futuro nero ma per Beppe Dossena che commenta così un'azione spettacolare agli europei: "alla mia età non potrei più farlo, lo pensi anche tu eh, Carlo? sei un amico"; la gente che si stupisce dei monumenti di Milano.

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categoria:luci del varietà, flanerie
11/06/2008

Sono uscito alle quattro e mezza di mattina, nel buio, piovigginava ma era pieno di luci artificiali. Non c'era nessuno. Sono andato in stazione a piedi, ho preso il treno per Bergamo come non facevo da qualche anno-il ponte sull'Adda è sempre una fonte di terrore...dovevamo andare a Londra...ci siamo andati...Londra è follia allo stato puro, nel bene e nel male. Supera ogni aspettativa. A Chelsea la gente lascia i pc alle finestre; dà la sensazione di non avere bisogno di uscire mai di casa, specie la sera. La City segue senza soluzione di continuità il quartiere arabo di Whitechapel, dove puoi vedere donne col velo e il brillantino al naso. Ad Hyde Park diamo da mangiare alle papere e agli scoiattoli. La gente fa jogging e si gode la vita si prepara alle leggiadre serate nel West End e nei ristoranti sul fiume. In metrò carovane di donne scalze con figli, quacchere lesbiche, caraibiche con fiori in testa, zie con valigie leopardate. Non riusciamo a capire l'accento dell'indiano che mi vende l'acqua e gli dò soldi a caso. Costringo A e M a camminare a nastro per cercare la casa natale di Charlie Chaplin, e quando ci arrivo ci sono i ponteggi. Al mattino in ostello ho difficoltà a ricordarmi quali pantaloni avessi adosso la sera prima; ma poi le cose migliorano, appena lasciato l'ostello, guidato dal signor Donald J.Rappresaglia e da suo figlio Clemence, fornitori di cessi senza doccia e di lenzuola sporche di sangue; camminiamo e guardiamo, mangiamo zuppe polacche, odiamo Chelsea e Fulham Road. La felicità del flaneur a Piccadilly, i momenti in cui le serate e il gioco prendono il volo, e sembrano possibili più cose del solito: come in "Lost in Translation". A Brixton uno strano senso di sollievo rispetto ai deja vu della zona ricca: voglio dire che la mia prima impressione, peraltro non troppo piacevole, non era stata assolutamente di trovarmi un paese straniero. Le facce ben curate non avevano nulla dello stereotipo rubizzo e spocchioso da inglese. Perciò mi sembrava di avere sopportato quell'inferno che sono i viaggi in aereo per poi trovarmi in una versione leggermente più elegante dell'Italia. Anche Harrods, se vivete a Milano, sembra la Stazione Centrale come doveva essere nei sogni dei suoi progettisti. E dunque uno shock vedere anche solo la quantità di persone che passa per strada a Brixton. Così i giorni sono passati, e una volta tornato volevo sperimentare lo shock di una serata in Brianza dopo quattro giorni in Trafalgar Square, ma puzzavo troppo perchè il tempo e la fortuna mi dessero il loro assenso. Così il circolo si è chiuso con i treni della Brianza, che non hanno hostess ma solo gente che nel bene e nel male pensa "che giornata mi aspetta, ostiassa".

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09/06/2008
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categoria:luci del varietà, goderecci, bravo grazie, prospettiva cornuta, flanerie
07/04/2008

Sembra che a seconda degli stati d'animo un mezzo espressivo sia più o meno efficace. Ad esempio la parola è completamente incapace di esprimere la felicità: anche in Walt Whitman, l'evocazione dei corpi che si fondono nella luce del giorno, dello spazio, rimane prima di tutto un sogno, una fantasia. E quante volte invece la parola ha risonanze cupe, riesce a esprimere con chiarezza i momenti in cui uno vorrebbe mandare tutto a quel paese. Al contrario trovo che l'immagine si associ fondamentalmente alla felicità. Se è vero che per la fotografia e il cinema è necessaria la luce, avere davanti qualcosa da fotografare significa fermare la chiarezza assoluta del proprio sentimento senza bisogno di spiegarlo. Non si è obbligati a comprendere l'immagine; e quando la parola vuole essere sentimento deve appunto riprodurre la luce, i colori, i profumi, come in Folgore o in Virginia Woolf, o per paradosso il nero assoluto, diventare implicitamente una sinestesia. E infatti adesso come adesso mi trovo nel computer diecimila fotografie alle quali non potrei rinunciare in nessun modo, perchè non ho fotografie tristi; ai post del blog invece potrei rinunciare senza problemi, non perchè il blog sia cupo, ma perchè con le parole la felicità non viene fissata ma fatta dondolare come una banderuola al vento, in attesa che il vento stesso si alzi. D'altra parte la vera felicità forse non sta nè nell'avere nè nel non avere, ma nell'avere avuto per vie traverse qualcosa che per nostra natura non potremmo mai avere. Insomma la parola è il desiderio della realtà, l'immagine è la realtà del desiderio, ed entrambe le forme riconoscono la vera natura della realtà, che è in tutti i sensi un insieme di botte di culo.

03/04/2008

Secondo Rabelais il gigante Gargantua passava le giornate con gli amici a giocare "a frussi, a primiera, a dare cappotto, a pigliatutto, al trionfo, a nano giallo, alla sfortunata, a mercante in fiera, a passa dieci, a trentuno, a bambara, all'omo nero, ai disgraziati, alla condanna, a briscola scoperta, a malcontento, al lanzicchenecco, a cucù, a chi l'ha lo dica, a piglia nada joca fora, a mariage, a bazzica, a pizzichino, a chi fa l'uno fa l'altro, a sequenza, a gargarozzi, ai tarocchi, alla rovescina, al belinato, a rubamonte, alla ronfa, alle figure, alla morta, agli scacchi, alla volpe, alla campana, a goffetto, alla riffa, a zara, ai tre dadi, alla dama reale, a dare buffetti, al biribisso, alla curanetta, a sbaraglino, a tric trac, a ingottarello, a rinnegabio, a sforzare, a dama, a pariglia, a verzicola, a trecento, a fare bau bau, a primus secundus, al cotechino, alle chiavi, a pari o caffo, ai quadrelli, a testa o croce, a zecchinetta, agli aliossi, al biliardo, a ciabattino, a barbagianni, a leprottino, a tirelintintana, a bocce, alle gazzere, a far le fiche, a far la festa al bue, alla civetta, a non ridere, al guancialino, all'asino zoppo, alle maschiette, a burri burri zu, a io mi siedo, al saccheggio, a staccia buratta, a mastello in fiera, alla comare, a pelle di palle, a buttafuori, alle fiche di Marsiglia, alle ombre, a palle e santi, a gatto tagliato, a ramazza, alle buchette, a soffia nel carbone, ai responsi, a giudice vivo e giudice morto, a tocca il ferro caldo, a capanniscondere, ai sassolini, al gobbo in corte, a San Trovato, a pizzicamorchella, al pero, a pimpompetto, a trallallera trallallà, al cerchio, alla troia, a pancia su e pancia sotto, alle vallette, a scopette, a piastrelle, a ci sto anch'io, a spegnimoccolo, ai birilli, a salincervo, a palla piatta, al volano, alla lippa, a toccamerda, alla scoccina, a mattonelle, a scaricalasino, a rimpiattino, alla pentolaccia, a mio talento, al mulinello, ai giunchetti, a mazza corta, alla trottola, a nocciolino, a picchetto, a cruscherella, allo spione, alla seghetta, a castelletto, all'infilata, a fossetta, a frullino, a trombetta, al monaco, all'incantato, a pillacchera, alla spola, a sculacciate, alla granata, a San Cosimo Ti Adoro, a scarafaggio nero, a Ti ho preso senza il verde, a passaquaresima, a quercia forcuta, a caval caduto, a coda di lupo, a peto in gola, a Guglielmo dammi la lancia, all'altalena, ai tre covoni, alla betulla, al faraone, a zitta gallina la volpe è vicina, alle domande, a scaldamani, a testa in giù, al ponte rotto, a seggiolina, alla cornacchia, a gallo canta, a mosca cieca, a malasorte, a fare la spia, a rospo, a pallamaglio, al pistone, al bilbocchetto, alle regine, ai mestieri, a sbricchi quanti, al pinotto, a salimpendola, ai buffetti, ai Cencin della comare, a seminare l'avena, a leccatagliere, a molinetto, a Defendo, alla giravolta, a schioppetto arrabbiato, a batticulo, al lavoratore, a bestia morta, a sali sali la scaletta, a porcello farcito, a culo salato, a l'uccellin volò volò, a caccia al terzo, alla quintana, a saltasiepe, a tagliare la strada, a guardaculo, al cervo volante, a passavanti, alla fica, alle scoregge, a mangiamostarda, a ripiglino, a piede zoppo, a guancialino, a zuccate, alla gru, alla Pepatencia, alla ripicchiata, al gioco delle allodole, ai pizzicotti". Ed anche nel reale rimane il dubbio se è più importante conoscere le regole o avere qualcuno con cui giocare.

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24/03/2008

Cavallini a totano.

Un paio di giorni a Moneglia, dove non mettevo piede se non in casi eccezionali da 15 anni buoni-shock culturale non tanto per i negozi chiusi, per gli orrendi rifacimenti in stile cartonati del duomo di milano delle vecchie facciate liguri, ma per il tempo, nel senso metereologico-mai visto prima grandinare col sole. Forse sono giovane, ho vissuto poco in tutti i sensi...ed è anche vero che poi il mare predispone all'ansia e a sorprese inenarrabili, dalle zoppe di paese alle zuppe di paese, ma quello era veramente troppo per i miei nervi da gaddiano jonathan livingstone. Non resta che fare foto, che fare foto.

22/03/2008

Sparks.

Cambiare l'aria viziata nelle case si combina spesso al pensiero di persone che sono lontane o troppo vicine, quando il tempo e la verità si allentano come un elastico lento da mutanda "a bracarella"...Torna tante volte l'idea netta, pulita, della flanerie, il delicato sogno da dandy/fotografo di Walter Benjamin, Folgore,  Charles Baudelaire e Georg Simmel che camminano a braccetto/bacetto come una rock band prima di capire cosa sia una rock band (immaginarsi un "all songs by Benjamin/Folgore/Baudelaire/Simmel") e annotano sul taccuino cosa voglia dire sentire il profumo dei bracieri, delle pizzerie, delle grandi piazze dove bagascione greche si sdraiano al sole delle sei sera, dove i pupi giocano, dove la mercatara si tira su le mutande a grisaglia, e dove lo spirito del Gadda impreca contro i musicisti di strada che non riescono a fargli sentire quello che gli stanno dicendo al telefono...Ed anche altro poi. A tre a tre gente che tira sera. La meraviglia di una luce che si accende in un palazzone. Cespugli e siepi di mirtilli. Palmeti e stuoini di cocco stesi ad asciugare; arpie oneste che ti leggono la mano e vogliono essere pagate in lire. Meravigliosi ubriachi canterini. Biblioteche che chiudono. Sigle di telegiornali, minestre se è inverno; se è estate angurai, cartoni di pizze, ciabattine, battone ciabattone in maglietta, donnine tenere accompagnate da uomini con le poppe e il vento in poppa; bambini con la cofana e ragazze che profumano da trenta metri di profumi da mal di testa istantaneo. Il vecchio frocio col soprabito, il fiore e il sigaro, potrebbe essere un Leopoldo Fregoli stufo del teatro più che di sé; e girarrosti stupendi, proprio nell'accezione gaddiana dell'aggettivo "stupendo", e patate, e nervetti con le cipolle, e sterrati che portano a grandi ville ben tenute, saloni con vetrate sulle valli con vista sul fittavolo con le pive nel sacco....preti dal passo ciancicatone che telefonano alle vecchie madri e ci litigano, cani in bicicletta che la fanno nel sellino, gatti pure stupendi, stupendamente calmi e sospesi come un'estate di fuoco, una linea che balla all'orizzonte, una promessa, qualche amico, ore ed ore e giorni e sapere che fare...una delle cose più belle della flanerie è che potresti andare avanti a descriverla all'infinito, perchè quello che conta non è la comprensione del lettore ma la soddisfazione che si prova a descriverla. Ma mi fermo, che la sostanza si è capita e poi Splinder va in entropia.

 

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